Il caldo è diventato una pandemia
🌍 Il colore verde #261 Una settimana di vittime causate dalle ondate di calore. Dobbiamo iniziare a trattare il problema come una pandemia
Ciao! Benvenuti o ben ritrovati. Io sono Nicolas, faccio il giornalista a La Stampa e scrivo questa newsletter sul cambiamento climatico dal 2020. Il colore verde ha 9.000 iscritti, 300 alberi in Guatemala e sempre qualche errore o refuso che trovo solo quando le puntate ormai sono inviate. Vabbè, spero mi corrigerete.
Partiamo!
“Morire di caldo” non è più un modo di dire. Il capo dell’Organizzazione mondiale della Sanità ha detto che le ondate di calore di giugno hanno causato 1.300 morti in Europa. Sono tanti? Credo proprio di sì. In Francia i morti dal 22 giugno sono aumentati del 29%, almeno in parte a causa del caldo. Simili dati arrivano dalla Spagna e persino dalla mia città, Torino, +35% a giugno, anche se vanno studiati ancora con attenzione. I numeri non mentono, ma nemmeno bastano.
E allora ecco sette storie, una per ogni giorno della scorsa settimana — la settimana di giugno più calda di sempre in quasi tutta l’Europa occidentale. Perché migliaia di vittime sono una statistica, un morto è una tragedia.
Lunedì 22 giugno
Carpentras – Francia
Due fratellini di 2 e 4 anni sono stati trovati morti in un’auto parcheggiata sul vicolo della loro abitazione. I vigili del fuoco del dipartimento, intervenuti per primi, hanno spiegato di aver trovato “due bambini in arresto cardiovascolare” dopo aver ricevuto una chiamata intorno alle 13.20. Secondo i medici legali, “l’ipotesi di un decesso conseguente a un’esposizione a calore eccessivo appare plausibile”.
L’auto in cui sono rimasti intrappolati apparteneva alla madre, che si era allontanata per fare la spesa. I bambini sarebbero entrati a sua insaputa, rimanendo chiusi dentro. “La mamma si è accorta troppo tardi”, raccontano le fonti investigative ascoltate dal giornale Libération.
Il bollettino di Météo France aveva segnato il comune in zona arancione per la canicule, mentre 49 dipartimenti francesi erano in allerta rossa.
Martedì 23 giugno
Ospedaletto Lodigiano – Italia
Un agricoltore di 58 anni ha perso la vita mentre era al lavoro nei campi vicino a una cascina. Il corpo è stato ritrovato dal titolare dell’azienda agricola, intorno alle 18.30. Il medico legale non ha escluso il caldo dalle cause del decesso, e ha disposto un’autopsia, il cui esito non è ancora noto.
Quel giorno Ospedaletto Lodigiano ha toccato i 30 gradi di temperatura media sulle 24 ore, il dato più alto del mese. Il ministero della Salute aveva diramato l’allerta rossa per la maggior parte delle città italiane monitorate.
Mercoledì 24 giugno
Saint-Gratien – Francia
Nel tardo pomeriggio un bambino di tre anni dice ai genitori di voler fare un riposino. Il padre gli dice di andare nella sua camera per riposare. Per qualche motivo, il bambino non raggiunge il letto, ma l’auto di famiglia, parcheggiata fuori casa. Si chiude dentro e non avvisa nessuno. Dopo circa 45 minuti i genitori vanno in camera sua, non lo trovano e iniziano a cercarlo. Intorno alle 19, la madre vede il corpo senza vita in auto, e inizia a gridare. Un autista di autobus sente l’urlo e si ferma, salta il muretto della casa, apre l’auto e prova a rianimare il bambino. Non ce la fa. Il decesso è stato constatato sul posto: arresto cardiaco, con tutta probabilità dovuto all’ipertermia.
Poche ore prima della morte, nell’area era stata raggiunta la temperatura record di 40 gradi.
Giovedì 25 giugno
Valle de la Serena – Spagna
Un uomo di 42 anni è morto all’Hospital Don Benito-Villanueva de la Serena “a consecuencia de las altas temperaturas”. Il giorno prima, temperatura massima 40°C nell’area, aveva chiamato i soccorsi ed era stato ricoverato in terapia intensiva. È stato il primo morto ufficiale dell’ondata di calore nella comunità autonoma dell’Estremadura, nella parte sud-occidentale della Spagna.
Per l’agenzia meteorologica spagnola, in quei giorni le temperature sono state più alte di 7,1°C rispetto alla media storica.
Venerdì 26 giugno
Fontenay-le-Fleury – Francia
Una ragazzina di 12 anni e il fratello di 15 anni, entrambi affetti da un grave disturbo neurodegenerativo, erano nella loro camera quando la madre ha chiamato i soccorsi. Erano le 18.30, le temperature in casa erano alte e i ragazzi mostravano i segni dell’ipertermia. Quando sono arrivati pompieri e medici, la dodicenne era già in arresto cardiorespiratorio. I soccorritori hanno tentato di rianimarla, ma senza riuscirci. Il fratello, invece, è stato stabilizzato sul posto.
Per medici e investigatori, la morte è attribuibile al caldo estremo. Le persone con disabilità, soprattutto quelle ospedalizzate a domicilio, sono tra i soggetti più a rischio durante le ondate di calore.
Sabato 27 giugno
Marina di Grosseto – Italia
Un uomo di 82 anni, in spiaggia nel pomeriggio, è entrato in mare per fare il bagno. Uscendo dall’acqua ha accusato un malore, probabilmente causato o aggravato dalle temperature del pomeriggio. Per trenta minuti i soccorritori hanno provato a rianimarlo, fino a che non è stato constatato il decesso sul posto.
La temperatura massima quel giorno a Marina di Grosseto ha superato i 38°C.
Domenica 28 giugno
Saint-Étienne – Francia
Due adolescenti di 15 anni nel tardo pomeriggio sono andati a fare il bagno nel Bassin de Janon. La balneazione era vietata. Uno dei due è andato in difficoltà ed è finito sott’acqua per più di venti minuti. I soccorritori sono riusciti a rianimarlo, ma nella notte è morto all’ospedale di Saint-Priest-en-Jarez.
In Francia il numero di persone che muoiono per annegamento durante l’estate è in aumento da alcuni anni. Nel 2025 le vittime erano state 409, il 16 per cento in più rispetto al 2024. Le cause degli incidenti sono diverse: il freddo dell’acqua, oppure la semplice inesperienza nel nuoto in alcuni punti anche pericolosi.
Contagio e cambiamento climatico
Purtroppo per fare questo articolo ho trovato decine di storie simili a quelle che ho scelto. Si potrebbe fare un calendario con casi di tutti i tipi. Alcuni sono direttamente legati al caldo, in altri il caldo è una concausa. Una “co-morbosità”, dicevamo ai tempi del Covid quando litigavamo sul numero di morti per il virus. “Sarebbero morti comunque”, “il virus non è così mortale”, qualche cinico diceva.

Siamo nella stessa situazione. Non a caso l’Organizzazione mondiale della sanità, un mese fa, aveva chiesto ai governi di trattare le ondate di calore al pari di una pandemia. Ci vorrebbero dirette tv del Presidente della Repubblica, del governo e della protezione civile, proprio come durante il Covid. Vi ricordate Mattarella spettinato o le dirette delle 18 con i numeri del contagio? Ecco, se trattassimo il cambiamento climatico e le sue conseguenze seriamente come fossero una pandemia, con serietà e diffuso coinvolgimento, paura e coraggio, le stesse emozioni che ci hanno colto in quel ormai lontano 2020, forse davvero inizieremmo a vedere dei trasformazione reali attorno a noi. Altrimenti continueremo a piangere chi “muore di caldo”, finché persino le lacrime si seccheranno per colpa della canicola.
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🧭 Le notizie
— Il giugno più caldo per gli oceani, secondo Copernicus: 21°C di media
— Con settimane di anticipo sulle Alpi svizzere sono finiti il ghiaccio e la neve stagionali e ha iniziato a fondere il ghiaccio antico
— Una lunga indagine ha svelato le cause del crollo della Marmolada, in quell’estate del 2022
— L’Italia senz’ombra, oltre l’85% di case e uffici è lontano dalla protezione degli alberi
— La Banca Mondiale non destinerà più il 45% delle sue risorse a progetti legati al clima
🌱 Da scoprire
— I rischi del caldo per le donne incinte
— Vademecum per controbattere a tuo zio cacciatore sul DDL Malan sulla newsletter Bestiale di Leonardo Mazzeo
— La ricerca della felicità animale
🎧 Il mondo a pezzi
Per chi non lo sa e per chi vuole rimanere aggiornato, curo un podcast per La Stampa dedicato a crisi e guerre. L’ultima puntata è dedicata proprio al clima. Ospiti la climatologa Elisa Palazzi e il mitico collega del settore Economia Fabrizio Goria.
Parafrasando quel film, “in un’altra vita mi sarebbe piaciuto essere rana e giocare alla lotta con te”.
Se siete qui, vuol dire che Il colore verde vi piace davvero e vi è utile. La newsletter è nata nel marzo 2020, è fatta a mano e arriva oggi a più di 9.000 persone. Io sono Nicolas Lozito, friulano, 35 anni. Sono un giornalista e lavoro a La Stampa. Insegno alla Scuola Holden e modero incontri dedicati alla sostenibilità e all’innovazione.
La comunità de Il colore verde ha un bosco di 300 alberi in Guatemala, piantato da ZeroCO₂: trovate la sua storia qui. Se volete adottare un albero anche voi da ZeroCO₂, usate il codice ILCOLOREVERDE per uno sconto del 30%.
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Se il caldo è diventato una pandemia, allora anche l'ombra diventa un'infrastruttura essenziale. Sto proprio scrivendo una newsletter sulla mobilità senza automobile e questo tema mi accompagna da giorni. Camminando o andando in bicicletta, ci si accorge che non tutte le città proteggono allo stesso modo. Grazie per questa riflessione!
Che pugno nello stomaco (necessario) questa puntata 😞 (ps: grazie della cit 🫶)